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Viaggio in Romagna

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Viaggio in Toscana

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Il lavoro mi ha portato ad Istanbul più volte. Quando hai questa fortuna puoi permetterti di conoscere la città più a fondo, stando lontano dai circuiti turistici. Puoi permetterti di perder tempo. Chiedere al tassista di fermarsi in un posto che non conosci per continuare a piedi. Girare in vie che non sai dove portano. Così sono finito alla stazione degli autobus di Harem, in Asia.

Se è vero che una città è fatta dalle persone che ci vivono, ho conosciuto Istanbul. Una parte almeno. Ho avuto la sensazione di essere in una città di frontiera. Poche parole qualche sorriso e molti sguardi, incuriositi, indifferenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’omone dalla barba bianca ha riso di me. Sono

entrato nel suo negozio incuriosito dal colore dei suoi dolci. Devo aver fatto una strana espressione cercando di capire cosa contenessero. Mi ha offerto un piattino con qualcosa al pistacchio, accompagnato da una risata alla mangiafuoco. Abbiamo chiacchierato ognuno nella sua lingua e siamo stati amici per qualche minuto. Ho preso il traghetto per attraversare la frontiera sorridendo al vento caldo. Sono tornato in Europa con una certezza:  Istanbul è una città incredibile, tutta.

Con le nuvole o senza, il cielo della Patagonia sembra sempre basso, smette di essere l’immensa volta celeste di altre latitudini per schiacciare il viaggiatore”.

Un viaggio alla “fine del mondo” per raccontare una “regione scomparsa”, attraverso l’incontro con persone magiche e semplici. Nostalgia, malinconia, stupore, sconfitta, riscatto. Sono sempre forti i sentimenti che scatena Sepúlveda, resi più reali dalle foto di Daniel Mordzinski. Sognare una terra leggendaria minacciata dalle privatizzazioni, respirandone la polvere, assaporandola con calma, perchè “sbrigarsi è il modo migliore per non arrivare, hanno fretta solo quelli che scappano”: io non ho fretta.

 

 

Non ero mai stato in una città abbandonata. Non avevo mai provato la sensazione di non essere in nessun luogo.                                                      Nell’assoluto silenzio, rimbombava l’ esortazione di questo cartello. Come se ci fosse stato qualcuno ad urlare e non un pezzo di carta scritto. Esprimeva tutta la rabbia di un popolo che voleva ricominciare a vivere.  “Fateci riaprire”.

C’era il G8 in quei giorni e tutto il mondo parlava  della ricostruzione a L’Aquila dopo il terremoto di pochi mesi prima. Molti sorrisi accoglievano le tante promesse e la speranza aveva illuminato le ombre della paura di essere abbandonati. Poi le luci si sono spente nuovamente!  Ormai ci ricordiamo di questa città una volta l’anno, per commemorare i morti, per dirci che c’è ancora molto da fare.                                                   “FATECI RIAPRIRE”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         

Il palazzo di knosso con i suoi miti e le sue leggende, Hanià  con il fascino esotico che contraddistingue tutte le città con un patrimonio storico e culturale a metà tra Oriente ed Occidente, l’Altopiano di Lassithi con un paesaggio incantevole sorvegliato da innumerevoli mulini a vento ed il mare azzurroverde classico delle isole greche. Questa è Creta, o almeno una parte, ed il modo migliore per scoprirla in lungo e in largo, è l’auto. Un susseguirsi di villaggi, lontani dai flussi turistici, dove è possibile fermarsi, entrare in un bar e con la scusa di chiedere delle informazioni, parlare con la gente del posto, anche a gesti. Assaporare i sorrisi cordiali dei cretesi e gli sguardi strani delle vecchiette che vendono il rosmarino. Godersi la brezza della montagna, scendere giù fino al mare per passeggiare lungo le spiagge di sabbia finissima e lungo il tragitto fermarsi per fotografare un panorama e restare storditi dal profumo di finocchio e basilico. Creta è piena dei colori e dei sapori del Mediterraneo con 300 giorni di sole all’anno ed attraversarla in auto è un’esperienza eccezionale.

 

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Passeggiava tranquillo senza che nessuno lo disturbasse. Io ero uno di questi. A volte salutava cordiale, a volte restava immerso nei suoi pensieri. Non che lo si vedesse spesso, ma sapevi che c’era. Sapevo di condividere la passione per le Isole Tremiti con Lucio Dalla, ma non ci avevo mai pensato più di tanto. Adesso che mi risuona nella testa “com’è profondo il mare”, penso alla Fortezza di San Nicola, al Faro, alla spiaggia di San Domino ed alla piazzetta all’ora dell’aperitivo, al tramonto di Cala Tramontana. Ho visto Dalla l’ultima volta sull’aliscafo che lasciava l’ isola a fine estate scorsa. Continuava a firmare autografi e a farsi fotografare sorridendo con serenità, senza irritarsi.

“Intanto un mistico

Forse un aviatore

Inventò la commozione

E rimise d’accordo tutti

I belli con i brutti…

Com’è profondo il mare

Com’è profondo il mare”.

Ciao Lucio

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