Nuovo pacoinviaggio.com

Da qualche giorno il blog ha cambiato piattaforma, rinnovando l’aspetto.

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Ne approfitto per ringraziare tutti quelli che, in questi anni, mi hanno sostenuto seguendo il blog e lasciando commenti: siete linfa vitale, necessaria per continuare a raccontare le mie emozioni di viaggio in tutti i sensi.

Vi aspetto

Seguire l’istinto verso Punta Aderci

A volte è una questione di istinto: decidere di svoltare a destra piuttosto che andare dritto. Non sai cosa c’è dietro gli alberi, non ti aspetti nulla.

Mi incammino nella direzione opposta a quella di chi ha deciso di porre fine alla giornata. Dietro una staccionata c’è un trattore colmo di meloni: una collina gialla che nasconde due signori che fumano e chiacchierano, in attesa che qualcuno contribuisca a rendere meno pesante il loro carico. Quando rivolgo lo sguardo al paesaggio che mi si presenta davanti, vengo travolto da un’estasi istantanea, un lampo di solitudine talmente denso da rendere il silenzio intorno assoluto. Niente più rumore di passi né chiacchiericcio. Inspiegabilmente mi sento distaccato dal tempo e dallo spazio. Dura un istante, eterno.

Il cielo è per metà nuvoloso, ma il sole non ne vuole sapere di nascondersi e straccia le nuvole scagliando i suoi ultimi raggi sui vigneti della Riserva Naturale di Punta Aderci.

Un campo da poco sottoposto a mietitura, rilascia un profumo di grano fresco che si mescola all’essenza del mare che si intravede in fondo alla strada brecciata che sto percorrendo.

La discesa verso il mare agitato, come spesso succede nel pomeriggio, non è invitante. L’onda spinge verso terra e poi si ritira portando con se i pensieri, tutti, senza fare distinzione. Poi l’onda torna e ti restituisce qualcosa che hai dimenticato, una riflessione, una tenerezza, un turbamento.

Ci sono posti che, quando li attraverso, sento l’ispirazione nascermi dentro. Vorrei assaggiarne la terra, annusare le pietre; sento il desiderio di raccontarli attraverso le emozioni che mi si sono accese dentro.

Intanto Matty ha lasciato la sua firma di pietra in equilibrio; il promontorio che si apre sul mare ci congiunge con il mondo intero.

Restano le linee che il trabocco disegna nel blu, custode immobile di un luogo prezioso.

Persone Normali

Se con Connell lo era, la differenza non si realizzava dentro di lei, nella sua individualità, ma fra loro, nella dinamica.

Questo momento le sembrerà di un’intensità insopportabile anche nei ricordi, ma ne è già consapevole fin d’ora, mentre sta accadendo.

… ha dovuto chiudere il libro e incamminarsi verso casa in preda a uno strano stato di agitazione. Si trova un po’ ridicolo, a farsi prendere così dal dramma dei romanzi. Preoccuparsi dei personaggi di finzione che si sposano tra loro sembrerebbe intellettualmente poco serio. Ma tant’è: la letteratura lo commuove. Uno dei suoi professori lo chiama «il piacere di essere toccati dalla grande arte».

Mettere per iscritto un’esperienza gli sembra un gesto potente, come se la imprigionasse in un barattolo perché non possa mai abbandonarlo del tutto.

Era cultura intesa come manifestazione di classe, letteratura elevata a feticcio per la sua capacità di offrire agli eruditi finte esperienze emotive, cosicché in seguito potessero sentirsi superiori agli incolti delle cui esperienze emotive amavano leggere.

Eppure, quella sera Connell è andato a casa e si è riletto gli appunti che aveva preso per un nuovo racconto, e si è sentito in corpo il vecchio battito del piacere …

La vita regala questi momenti di gioia nonostante tutto.

Non so. Faccio fatica a immaginare che vita avrei avuto.

È incredibile come prendi delle decisioni perché ti piace qualcuno, dice lui, e poi tutta la tua vita è diversa.

Le incisioni rupestri e le stelle cancellate

“Da noi il cielo finisce prima, la montagna ti toglie un gran numero di stelle”.

Lo dice mentre guarda il paese incastonato nelle Alpi, dopo averci guidato nel Parco Archeologico di Luine in Val Camonica, raccontandoci della sua passione per l’Arte Rupestre. Scandagliare un bosco alla ricerca di nuove rocce incise, fare rilievi fotografici, studiare la superficie rocciosa per analizzarne i danni, catalogarle. Questo ci racconta Andrea, con un tale trasporto da farci appassionare al suo lavoro.

Un insieme di piccoli fori incisi sulla roccia molto vicini tra loro a dare corpo a disegni di capanne, guerrieri, animali, scene sesso, di vita quotidiana di riti religiosi.

Migliaia di anni fa l’uomo avvertiva l’esigenza di lasciare una traccia, di affidare quanto visto, pensato, vissuto, al tempo e alle divinità, ad altri uomini. Inconsapevole ideatore dell’arte e della comunicazione, l’uomo preistorico disegna le rocce di questa valle lasciando un incredibile testamento, un dono prezioso.

Arrivato a Boario Terme ho sentito subito la pressione della montagna, un’oppressione: in verità non mi sono sentito affatto a mio agio.

Credo sia una conseguenza inevitabile per chi è abituato a vedere l’orizzonte talmente dritto da scomparire quando il cielo ed il mare hanno lo stesso colore.

Ora, sulla via del ritorno, sento la montagna meno ostile, mi ha rivelato alcuni segreti e le sono grato. Guarderò le stelle nel mio cielo con più attenzione e riconoscenza, pensando a chi le ha barattate con la bellezza delle montagne.

Come ordinare una biblioteca

dav_vivi

Un ordine perfetto è impossibile, semplicemente perché c’è l’entropia. Ma senza ordine non si vive. Con i libri, come per tutto il resto, occorre trovare una via tra queste due frasi.

Il lettore vero sta sempre leggendo un libro – o due o tre o dieci -, e la novità arriva come un disturbo – talvolta irritante, talvolta gradito, talvolta anche desiderato – all’interno di quella attività ininterrotta.

Ogni lettore vero segue un filo (che siano cento fili o un filo solo è indifferente). Ogni volta che apre un libro riprende in mano quel filo e lo complica, imbroglia, scioglie, annoda, allunga. […]. L’intrecciarsi delle letture nello stesso cervello è una versione impalpabile di quelle reti neuronali che fanno disperare gli scienziati.

Sono i libri fuori misura, che gli scaffali normali non riescono a ospitare e spesso finiscono nelle zone meno raggiungibili, come apolidi in una sala d’aspetto.

Essenziale è comprare molti libri che non si leggono subito. Poi, a distanza di un anno, o di due anni, o di cinque, dieci, venti, trenta, quaranta, potrà venire il momento in cui si penserà di aver bisogno esattamente di quel libro…

Molto raro è il caso di libri che abbia letto e siano rimasti tali e quali, senza alcun segno a matita. Non aggiungere a un libro tracce della lettura è una prova di indifferenza – o di muto stupore.

Ho sempre diffidato di quelli che vogliono conservare i libri intatti, senza alcun segno d’uso. Sono cattivi lettori. Ogni lettura lascia tracce, anche se nessun segno rimane sulla carta. […]. Quanto ai segni sui libri, tutto è concesso salvo scrivere o sottolineare a penna, perché è una sorta di lesione immedicabile dell’oggetto.

“… Il bene che viene da un libro non è nei fatti che se ne possono trarre, ma nel tipo di risonanza che risveglia nelle nostre menti”.

Ma come può, per esempio, manifestarsi la qualità in una libreria? […]. La libreria dovrà presentarsi come un luogo dove si ha voglia di entrare…

Se in una libreria si può stare soltanto in piedi, non si potrà compiere un gesto che nessun rivenditore elettronico può offrire: sfogliare un libro, leggere il risvolto, far cadere l’occhio su una pagina a caso, tenere il libro in mano e considerarlo come un oggetto, attraente o urtante.

L’uso dello spazio è una cosa vitale e decisiva in una libreria, come in qualsiasi casa, dove un buon criterio è non accogliere nulla che non si guardi con piacere.